Il filo rosso che collega la donazione all’ingegneria, tramite una sacca di sangue

Durante la donazione di sangue quando siamo stesi sul lettino, protagonista accanto alla poltrona è la sacca, pronta a riempirsi con la nostra donazione, ma prima di trovarsi lì ha una lunga storia dietro le quinte.
Non si tratta infatti di un semplice contenitore fatto di plastica, ma di un vero e proprio capolavoro dell’ingegneria biomedica e della scienza dei materiali, questa infatti non può essere prodotta tramite una plastica qualsiasi, perché deve essere ultra-flessibile, resistente agli sbalzi termici come il calore corporeo e poi il congelamento a -80 °C per il plasma e soprattutto deve essere sicura e biocompatibile al 100%.
Di cosa è fatta una sacca?
I materiali utilizzati sono il PVC (cloruro di polivinile) combinato con speciali plastificanti, come il DEHT che rendono la sacca incredibilmente elastica e impediscono ai globuli rossi di rompersi durante la conservazione.
La plastica deve permettere una microscopica “respirazione”, ovvero uno scambio di ossigeno e anidride carbonica, così da mantenere in vita le cellule del sangue, ma allo stesso tempo deve impedire l’evaporazione dei liquidi e l’ingresso di batteri.
Come si fabbrica una sacca ?
Le fasi principali del processo produttivo automatizzato sono:
- Estrusione e calandratura
Dove il polimero plastico viene fuso e trasformato in fogli sottilissimi - Saldatura ad Alta Frequenza
Vengono presi 2 fogli, sovrapposti e uniti tramite una saldatura ad alta frequenza, ovvero tramite un campo elettromagnetico che fa vibrare le molecole del polimero così velocemente da fonderle insieme dall’interno in una frazione di secondo, ottenendo una giuntura molecolare indistruttibile. - L’integrazione dei tubicini e dei filtri
Prima che la sacca venga sigillata, macchinari di precisione geometrica inseriscono i tubi di raccordo, creando un circuito chiuso e ben protetto.
Le sacche per la donazione sono controllate e sicure ?
I siti produttivi che realizzano questi dispositivi sono tra i più avanzati al mondo, in ambienti a contaminazione controllata, ovvero in Camere Bianche, dove l’aria è filtrata costantemente per evitare anche il più piccolo granello di polvere.
Ogni singola sacca prodotta, viene sottoposta a prove di pressione, per scartare qualsiasi pezzo microscopicamente difettoso. Successivamente, le sacche vengono sterilizzate in autoclave ad altissime temperature.
La prossima volta che passerai da Avis Milano per la tua donazione, guarda quella sacca con occhi diversi, non è solo un semplice contenitore, ma il risultato di ricerca chimica, automazione industriale e ingegneria biomedica avanzata, che ha lo scopo di custodire in totale sicurezza il tuo dono per salvare una vita.


Lascia una risposta